C'era una volta

Porsche 911 Turbo: un mito senza età – Parte prima

Lettura stimata: 4 minuti

Inconfondibile sia agli occhi sia alle orecchie, da più di 40 anni… Un piacere vedersela sfrecciare davanti, una goduria sentirla arrivare da lontano… Almeno 4 generazioni di appassionati di motori hanno subito il fascino di un’icona dell’auto sportiva: bella, aggressiva… bestiale! Presentata al Salone dell’Automobile di Francoforte col nome di “901”, entrò in produzione solo nel settembre del 1964 e dovette anche cambiare nome in “911”, poiché Peugeot era la sola casa automobilistica avente diritto di nominare le proprie vetture con un numero a 3 cifre avente lo “zero” come cifra centrale. Negli anni successivi, ne seguirono diversi modelli con diversi allestimenti, motori aspirati di diverse cilindrate, dotati via via di nuovi sviluppi tecnologici, fino ad arrivare alla vittoria nella 24h di Daytona con la Carrera RSR nel 1973. Ma è nel 1974 che si ha una vera e propria svolta verso il mito, perché proprio in quell’anno fa il suo ingresso trionfale nelle competizioni la 911 Turbo Carrera: per via dei regolamenti, la Porsche realizza il primo modello turbocompresso con un motore a 6 cilindri e 2142 cm3 di cilindrata, che poteva erogare 450 CV di potenza! Questa vettura ottenne un prestigioso secondo posto alla 24h di Le Mans, risultato che assume un valore più alto se si considera che nella gara figuravano dei mostri sacri come Alfa Romeo e Ford-Gulf.

Primo modello turbo stradale

Ovviamente, per iniziare una produzione seriale della 911 Turbo (che iniziò nel 1975), i tecnici hanno apportato delle modifiche rispetto al modello da competizione, a partire dal propulsore: non è stato usato il motore da competizione, ma un turbocompressore viene applicato al 6 cilindri della Carrera RS 3.0; il turbo, studiato nei minimi dettagli, consente a questo motore di poter erogare 260 CV a 5.500 giri/minuto in maniera non eccessivamente brutale: la guida risultava piacevole, sia per brevi che per lunghi percorsi. E nel caso in cui si volesse restare incollati al sedile, la macchina sarà ben lieta di mettersi a disposizione! A bassi regimi, rispetto alla 911 aspirata, il motore sembra peccare di brillantezza, ma oltrepassati i 3.000 giri/min la spinta del turbocompressore inizia a farsi sentire in maniera prepotente e ci si ritrova, in men che non si dica, a dover domare una bestia lanciata a 6.500 giri!!!! E’ proprio per questo motivo che la 911 Turbo, potente e aggressiva, rappresenta la prima “Supercar” moderna, e tale resterà nell’immaginario collettivo fino ai giorni nostri: la sua linea accattivante e le prestazioni da capogiro l’hanno consacrata come mito che tuttora persiste.

Figura 1: Prima versione turbo della Porsche 911

Figura 1: Prima versione turbo della Porsche 911

Un tratto inconfondibile di questa magnifica sportiva è l’alettone posteriore, esteticamente discutibile (può piacere o meno), ma che di certo caratterizza in maniera inequivocabile la vettura, rendendola semplicemente unica. Questo alettone non è un semplice ornamento, ma è studiato sia per avere effetti positivi in termini di deportanza del retrotreno, sia per far confluire una maggiore quantità d’aria alla griglia dell’impianto di raffreddamento. La “bombatura” dei passaruota posteriori rappresenta un altro tratto caratteristico della 911 Turbo, conferendole un tocco di arroganza che su un bolide del genere non guasta. Ovviamente, questo particolare non è dovuto solamente alla creatività del designer, bensì alla necessità di allargare la carreggiata al retrotreno rispetto alla Carrera RS: questo accorgimento aumentava la stabilità del veicolo, indispensabile considerando le prestazioni di cui la vettura era capace. Il cambio è a 4 rapporti allungati, tutti sincronizzati: nonostante sia facile immaginare il contrario, la soluzione scelta dei tecnici si rivela più che adeguata; per avere il piacere di inserire la quinta, bisognerà aspettare fino al 1988. Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo, c’è da dire che sulla 911 Turbo era complicato effettuare il cosiddetto “punta-tacco”, a causa dell’altezza eccessiva di freno e frizione rispetto all’acceleratore.

Caratteristiche tecniche motore:

  • 6 cilindri boxer
  • 2994 cm3
  • Sovralimentazione a 0,8 bar
  • 260 CV di potenza a 5.500 giri/min
  • 340 Nm di coppia
  • Iniezione K-Jtronic
  • Rapporto di compressione 6,5:1
  • Monoblocco in alluminio
  • Raffreddamento ad aria forzata
  • Trazione posteriore

 

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